quarta-feira, 27 de fevereiro de 2013

S. Alfonso Maria de Liguori : Della preparazione che si fa a piè dell'altare.

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BREVE DICHIARAZIONE

delle preghiere che diconsi nella Messa

17. La Messa giustamente dividesi in sei parti. La I. è la preparazione al sacrificio, che si fa a' piedi dell'altare. La II. è dall'Introito sino al Credo: e questa parte prima chiamavasi la Messa de' Catecumeni, i quali dopo il Credo doveano ritirarsi. La III. comincia dal Credo sino al Canone. La IV. dal Canone sino al Pater noster, mentre il Canone prima terminava col Pater, siccome avverte un dotto autore ricavarsi da S. Gregorio Magno.1 La V. comincia dall'orazione, Libera nos,



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quaesumus, Domine -la quale è una preparazione alla comunione -sino alla comunione. La VI. ed ultima è il restante della Messa, che contiene il ringraziamento.



PARTE I -Della preparazione che si fa a piè dell'altare.
I. In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, amen. Per sagrificare a Dio la vittima bisogna avere un dritto sulla vita di quella, e perché solo Dio ha dritto sopra il suo Figliuolo incarnato, ch'è la vittima del sacrificio della Messa, perciò affinché il sacerdote possa offerire a Dio Gesù Cristo vi bisogna l'autorità divina; e pertanto investito di questa autorità, dice con Gesù Cristo medesimo, ch'è il principal offerente, In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, significando ch'egli sagrifica coll'autorita di tutte le tre divine Persone.
II. Indi prosiegue il sacerdote a dire: Introibo ad altare Dei, col salmo Iudica me, Deus, etc., dove implora da Dio soccorso contro i nemici che lo perseguitano. Indi spiega la sua tristezza in vedersi come rigettato dal Signore; e lo prega ad assisterlo colla sua luce e colle grazie promesse che lo consoleranno, conducendolo nel suo tabernacolo. Rimprovera finalmente il suo spirito, perché si conturbi, avendo Dio in cui dee confidare. Porta il Lambertini -che fu poi Benedetto XIV- che questo salmo costumavasi recitarsi nella Messa prima di cinquecento anni2 e ciò vien confermato da Innocenzo III Papa (Lib. II, de myster. Miss., c. 13).3

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III. Termina poi il salmo col Gloria Patri etc. Il Gloria Patri fu ordinato da S. Damaso in fine di ogni salmo,4 ma dicesi essere stato istituito dal Concilio Niceno, anzi dagli Apostoli, come scrive il Baronio5 con S. Basilio6 (ann. 325), poiché il Niceno aggiunse le sole parole, sicut erat etc.
IV. Adiutorium nostrum etc. Il sacerdote atterrito dalla grandezza dell'azione che va a fare, e dalla sua indegnità, domanda aiuto a Dio in nome di Gesù Cristo; ed accusandosi delle sue colpe si confessa reo, non solo davanti a Dio, ma anche alla B. Vergine ed a tutt'i santi, che nel giorno finale dovranno giudicare i peccatori.
V. Deus tu conversus vivificabis nos. Il peccatore resta morto, se Dio non si volta per sua bontà a restituirgli la vita della grazia. Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam. Domine, exaudi orationem meam. Siegue il sacerdote ad implorare da Dio la sua misericordia e lo prega ad esaudirlo. Quindi rivolto al popolo dice: Dominus vobiscum, pregando Gesù Cristo ad ottenere a sé ed al popolo l'effetto delle preghiere fatte, e 'l ministro dicendo et cum spiritu tuo, prega lo stesso per lo sacerdote; e ciò significa la mutua comunione tra il sacerdote ed i fedeli nella fede di Gesù Cristo.
VI. Aufer a nobis etc. Dopo ciò il sacerdote salendo all'altare, ed approssimandosi al Sancta Sanctorum, prega il Signore che lo liberi da tutte le sue iniquità, acciocché con mente pura possa accostarsi al Sancta Sanctorum, cioè a perfezionare il gran sacrificio.

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PARTE II -Dell'introito sino al Credo.

I. Nell'introito la Chiesa propone ordinariamente il soggetto della festa che corre, con cui si fa memoria o di qualche mistero di Gesù Cristo o della SS. Vergine o di altro santo che la Chiesa vuol che si onori in quel giorno; sicché al santo si presta semplicemente quell'onore, poiché il sacrificio, come si è detto, si offerisce solamente a Dio. Vogliono che S. Gregorio M. fosse stato l'autore dell'introito, (vedi Lamb., cap. VIII, de sacrif. Missae).8

II. Kyrie eleison, Christe eleison, etc. replicandosi sei volte Kyrie eleison, [tre] Christe eleison. Kyrie eleison son parole greche, che significano Domine, miserere. Scrive Durando che dopo gli Apostoli i Greci cominciarono a dir la Messa a tempo di Adriano I, nell'anno 140.9 Le parole poi Kyrie eleison etc. il



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Papa Silvestro volle che secondo l'esempio de' Greci si dicessero anche da' Latini;10 e scrive il card. Bellarmino che tali voci furono usate in Italia per 150 anni prima di S. Gregorio;11 e ciò si praticò per dinotare l'unione che vi è fra la Chiesa greca e latina.

III. Gloria in excelsis Deo, etc. Questa lode o sia preghiera è presa dalle parole che cantò l'angelo, allorché annunziò a' pastori la venuta del Salvatore, dicendo: Ecce enim evangelizo vobis gaudium magnum..., quia natus est vobis hodie Salvator (Luc. II, 10 et 11). Le altre parole poi sono state aggiunte dalla Chiesa. -Si dice: Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam. Si ringrazia Dio della sua gloria, perché Dio ha fatto oggetto della sua gloria la nostra salute, salvandoci per mezzo di Gesù Cristo, il quale con sagrificarsi al Padre ha meritata agli uomini la salute, ed insieme ha data a Dio una gloria infinita. -Indi la Chiesa si rivolge a Gesù Cristo, e lo prega che per lo merito del suo sacrificio abbia di noi pietà: Agnus Dei qui tollis etc. E termina: Quoniam tu solus sanctus, tu solus Dominus, tu solus altissimus, Iesu Christe, cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris, amen. Si dice tu solus sanctus etc., perché Gesù Cristo che si offerisce in sacrificio come vittima, è anche Dio, ed eguale a Colui al quale il sacrificio si offerisce; e perciò si termina colle parole cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris.

IV. Seguono le orazioni o sieno Collette: si dicono Collette, perché il sacerdote quasi mediatore fra Dio e gli uomini raccoglie le preghiere di tutti, e le rappresenta a Dio. Tutte queste Collette si dicono colle mani stese in alto in atto supplichevole. In esse si dimanda a Dio la grazia che concerne al mistero, come nella Resurrezione di risorgere insieme con Gesù Cristo, nell'Ascensione di abitare con esso in cielo col nostro spirito,



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o pure di ottenere le grazie per l'intercessione del santo di cui si fa memoria; ma tutte le orazioni si terminano, per Dominum nostrum Iesum Christum etc., mentre tutte le grazie principalmente da Dio si dispensano per li meriti di Gesù Cristo. È affatto falso poi quel che ci oppongono i novatori, che noi offeriamo il sacrificio dell'altare ai santi: è falso, perché ben sappiamo che il sacrificio essendo un culto che si deve al supremo Signore, solo a Dio può offerirsi; e nella Messa si fa memoria de' santi solo per ragion de' doni ch'essi han ricevuti da Dio; ma tutta la gloria riferiamo a Dio, dal quale i santi riconoscono tutto il bene che loro è stato donato.

V. Siegue l'Epistola e poi il Vangelo. In ascoltar l'Epistola bisogna ascoltarla come se Dio stesso ci parlasse in quella per mezzo de' suoi Profeti ed Apostoli. E nell'udire il Vangelo, bisogna udirlo come se lo stesso Salvatore c'istruisse, chiedendogli in quel tempo l'aiuto per adempire tutto quello che c'insegna.

VI. Dopo l'Epistola siegue il Graduale, che si cantava prima, come dice il Bellarmino, mentre il diacono saliva i gradini per dire Vangelo nell'ambone.12 Indi si dice l'Alleluia, che significa lodate il Signore; ma nella Quaresima in vece dell'Alleluia si dice il Tratto che si chiama da Ruperto abate Poenitentium lamentum.13 Indi il sacerdote dalla sinistra, che significa gli ebrei, passa alla destra del Vangelo, che significa le Genti che accettarono il vangelo rifiutato dagli ebrei. È antico l'uso di stare in piedi leggendosi il Vangelo, per dimostrar la prontezza ad eseguire i suoi precetti e consigli.


VII. Oramus ad te, Domine, per merita sanctorum tuorum etc. Il sacerdote asceso già all'altare, lo bacia, intendendo con tal bacio di unirsi a Gesù Cristo rappresentato dall'altare, e lo prega che per lo merito de' santi martiri -le cui reliquie ivi sono rinchiuse -si degni di perdonargli tutte le sue colpe. Sin da' tempi antichi ha costumato la Chiesa di offerire il sacrificio eucaristico sopra i sepolcri de' martiri, i quali han sacrificate a Dio le loro vite, e perciò la Chiesa gli ha onorati sempre con modo particolare; ed anticamente non vi erano altre feste se non quelle dei misteri di Gesù Cristo, della B. Vergine, e degli anniversari de' martiri: Nos in isto loco non aram fecimus Stephano, sed de reliquiis Stephani aram Deo; così scrisse S. Agostino (Serm. 318, de S. Steph.).7 Colle quali parole c'insegnò il santo dottore, che gli altari non si erigono ai santi, ma solamente a Dio.




1 “La quarta dal Canone fino al Pater; poiché quel che chiamasi propriamente Canone, finiva all’orazione Domenicale, come s’apprende da San Gregorio il Grande.” Idea del Sacerdozio. p. 81 - Ediz francese, 1725, p. 232. - “Veniens quidam de Sicilia mihi dixit quod aliqui amici eius... de meis dispositionibus murmurarent, dicentes: Quomodo Ecclesiam Constantinopolitanam disponit comprimere, qui eius consuetudinem per omnia sequitur? Cui cum dicerem: Quas consuetudines eius sequimur? respondit?... quia orationem dominicam mox post canonem dici statuistis. Cui ego respondi quia in nullo eorum aliam Ecclesiam secuti sumus... Orationem vero dominicam idcirco mox post precem dicimus, quia mos Apostolorum fuit ut ad ipsam solummodo orationem oblationis hostiam consecrarent”. S. GREGORIUS MAGNUS, Epistola XII ad Ioannem Syracusanum Episcopum, ML, 77-955.

2 “Quidam existimant non admodum antiquam esse disciplinam recitandi Psalmum Iudica me, Deus in principio Missae... Qui vetera monumenta diligentius excusserunt, ea documenta proferunt quibus luculenter ostenditur. Psalmum hunc in principio Missae dici consuevisse saeculo septimo et octavo”. Prosperus LAMBERTINUS, Opera Omnia, t. VIII, De Sacrosancto Missae Sacrificio, lib. II, cap. III, n. 9, Prati, 1843.



 
3 “Quia iustus vero in principio sermonis accusator est sui (Prov. 18), pontifex ad altare perveniens et ad seipsum revertens, antequam ordiatur sacrum officium, de peccatis suis cum astantibus confitetur, psalmum illum praemittens, qui manifeste per totum sibi ad hoc dignoscitur pertinere et convenire: Iudica me, Deus etc.” INNOCENTIUS III PAPA, De sacro Altaris Mysterio, cap. XIII, ML 217-806.


 
4 BREVIARIUM ROMANUM, die 11. decem. In festo S. Damasi Papae, lect. VI.



 
5 “Ariani sicut baptismi formam, ita quoque glorificationis hymnum corruperant ut dicerent: “Gloria Patri per Filium in Spiritu Sancto”: Catholici vero more usitato et antiquitus tradito, canerent: “Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto”: id ex praescripto verborum Domini ad suos dicentis: Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. At ex Concilio Nicaeno ad eiusdem hymnum glorificationis illud accessit addimentum, ut post “Gloria Patri” etc. diceretur: “Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen” BARONIUS, Annales Ecclesiastici, Anno Christi 325, n. 173. - “Illud in primis monendum putamus eiusmodi hymnum glorificationis, sic a maioribus dictum, nequaquam inventum esse a Nicaeno Concilio: sed ab ipsis Apostolorum temporibus fideles, cum in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti baptizarentur, eosdem tres Personas Sanctissimae Trinitatis eiusmodi hymno glorificare coepisse.” Ibid., n. 174.





 
6 “Proinde quod a maioribus nostris dictum est, et nos dicimus, gloriam videlicet communem esse Patri ac Filio: quapropter cum Filio glorificationem Patri persolvimus.” S. BASILIUS, Liber de Spiritu Sancto, cap. VII, MG 32-95.


 
7 S. AUGUSTINUS, Sermo CCCXVIII n. 1, ML 38-1438.




8 “Missae introitum S. Coelestino I tribuunt... Sed haec opinio omni caret fundamento. Honorius lib. I in Gemma animae cap. 87 auctorem introitus fuisse putat S. Gregorium: quod verosimilius est”. Prosperus LAMBERTINUS, Opera Omnia, t. VIII, De Sacrosancto Missae Sacrificio, lib. II, cap. IV, n. 2, Prati, 1843.





9“In primitiva ecclesia divina mysteria haebraice celebrantur, sed tempore Adriani primi imperatoris graece in orientali ecclesia Christianorum primo celebrare caeperunt”. DURANDUS, Rationale Divinorum officiorum, lib. IV. cap. 1, n. 10, columna 1, Venetiis, 1599, fol. 59.





10“Beatus Gregorius instituit Kyrie novies et a clero tantum publice in Missa cantari. Silvester vero Papa illud de Graecis assumpsit” DURANDUS, Rationale Divinorum Officiorum, lib. IV, cap. 12, in fine.





11“Esse autem verissimum quod S. Gregorius dicit non a se introductam in latinam Ecclesiam, hanc supplicandi formam, intelligi potest ex Concilio Vasensi quod annis centum et quinquaginta ante Gregorii aetatem celebratum est. Nam in eo Concilio can. 3, iubentur Sacerdotes in Galliis ad Missam dicere Kyrie-eleison et ratio redditur, quod in Sede Apostolica et per omnem Italiam supplicatio illa ad Missam diceretur.” S. Robertus BELLARMINUS, Opera, Venetiis, 1721, tom. III, De Missa, lib. VI, cap. 16, De Kyrie -eleison, pag. 444.





12“Cur autem Graduale dicatur non eodem modo ab omnibus traditur: Vera ratio esse videtur quam tradit B. Rhenanus... quod scilicet dicatur Graduale quia canebatur dum Diaconus gradus ascenderet ad Evangelium decantandum”. S. BELLARMINUS, Opera, tom. III, De Missa, liB. VI, cap. 16, De Graduali, Venetiis, 1721, p. 446.





13“Graduale ad poenitentium respicit lamentum, cantus asper, et gravis adeo ut illus excellentibus efferre vocibus nec usus nec decus sit” RUPERTUS ABBAS, De divinis officiis, lib. I, cap. 34, ML 170-29.