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segunda-feira, 1 de maio de 2017

S. Alfonso Maria de Liguori
Pii riflessi…al santo amor di Dio

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Testo

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Dio è un cumulo d'ogni grazia, d'ogni bene, d'ogni perfezione.
Dio è infinito, Dio è eterno, Dio è immenso, Dio è immutabile.
Dio è potente, Dio è sapiente, Dio è provvido, Dio è giusto.
Dio è misericordioso, Dio è santo, Dio è bello, Dio è splendente, Dio è ricco, Dio è tutto. E però degno è di amore e di quanto amore!
Dio è infinito, e a tutti dà, e da nessuno riceve. Noi tutto quello che abbiamo, lo abbiamo da Dio; ma Dio non ha niente da noi: Deus meus es tu, quoniam bonorum meorum non eges1.
Dio è eterno, ed è sempre stato e sempre sarà. Noi contiamo gli anni e i giorni dell'esser nostro. Ma Dio non riconosce principio, e non avrà mai fine. Tu enim idem ipse es, et anni tui non deficient2.

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Dio è immenso, ed essenzialmente presente in ogni luogo. Noi quando siamo in un luogo, non possiamo essere in un altro. Ma Dio è in ogni luogo, in cielo, in terra, nel mare, negli abissi, fuori e dentro di noi. Quo tibi a Spiritu tuo, et quo a facie tua fugiam? Si ascendero in coelum, et illic es; si descendero in infernum, ades1.
Dio è immutabile, e tutto ciò che ha santamente voluto ab eterno, quello vuole e vorrà sempre. Ego Dominus, et non mutor2.
Dio è potente, e rispetto a Dio ogni potere delle creature è debolezza.
Dio è sapiente, e rispetto a Dio ogni sapere delle creature è ignoranza.
Dio è provvido, e rispetto a Dio ogni provvidenza delle creature è ridicolezza.
Dio è giusto, e rispetto a Dio ogni giustizia delle creature è difettosa: Et in angelis suis reperit pravitatem3.
Dio è misericordioso, e rispetto a Dio ogni clemenza delle creature è imperfetta.
Dio è santo, e rispetto a Dio ogni santità delle creature, ancorché eroica, è infinitamente mancante: Nemo bonus, nisi solus Deus4.
Dio è bello, e quanto bello è Dio! e rispetto a Dio ogni bellezza delle creature è bruttezza.
Dio è splendente, e rispetto a Dio ogni splendore delle creature, ancor del sole è oscurità.
Dio è ricco, e rispetto a Dio ogni ricchezza delle creature è povertà.
Dio è tutto, e rispetto a Dio ogni creatura la più eccelsa, la più sublime, la più ammirabile, e tutte insieme unite, sono un niente: Omnes tamquam nihilum ante te5. È però degno di amore, e di quanto amore!
Ah! che Dio è tanto degno di amore, che tutti gli angeli, e tutti i santi del paradiso, altro non fanno e altro non faranno in cielo per tutta l'eternità, che amar Dio; e in questo stesso amore al loro Dio, sono e saranno sempre beati.
Ah! che Dio è tanto degno di amore, che egli medesimo è costretto ad amare infinitamente se stesso; e in questo stesso amore così necessario, ma insieme così soave, che Dio porta a se medesimo, perfin consiste la sua beatitudine! e noi l'ameremo?
I santi come l'amavano?
S. Francesco Saverio si slacciava le vesti, si gettava per terra, non potendo più reggere all'impeto del s. amore.
S. Stanislao Kostka si nudava il petto, e correva alle fontane per refrigerarsi con le acque.
A s. Filippo Neri, per lo santo amore, si dilatò sensibilmente il cuore.
S. Francesco di Sales diceva, che se avesse saputo, che nel suo cuore vi fosse stata una picciola particella, che non fosse stata tutta inzuppata del santo amore divino, l'avrebbe subito voluta strappare, e gittare assai lontana da sé.
E s. Caterina da Siena, s. Teresa, s. Maria Maddalena de' Pazzi, ed altre anime simili a loro, davano spesso in ismanie, uscivano fuori di sé per l'impeto del s. amore divino; e non contenta s. Maria Maddalena de' Pazzi di tanto amarlo essa andava talvolta gridando per il suo monistero, e ad alta voce per isfogo gridando: l'Amor non è amato: l'amor non è amato. E noi non l'ameremo?
Sapete perché non l'amiamo? perché

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poco lo conosciamo. I santi, che più di noi lo conoscevano, tanto l'amavano. Studiamoci dunque anche noi di conoscerlo un poco più.
Meditiamo di quando in quando i suoi divini attributi, le divine sue perfezioni, diamogli almeno colla mente di quando in quando una semplice scorsa, come io vi propongo in questi fogli, e si accenderà anche nei nostri cuori il s. amore divino.
È degnazione, che un Dio così grande permetta di essere amato da noi così vili creature; ed insieme suo dolce precetto.
Nel dare Dio, sulle cime del monte Sinai, a Mosè la sua legge1, prima di ogni altro precetto intimò questo: Diliges Dominum Deum tuum: amerai il Signor Dio tuo: Ex toto corde tuo, con tutto il tuo cuore: Ex tota anima tua, con tutta la tua anima: Ex tota fortitudine tua, con tutte le tue forze, e gli ordinò, che queste parole se le imprimesse prima bene nel suo proprio cuore: Eruntque verba haec in corde tuo, e che poi con calore le promulgasse a' figliuoli d'Israele: Et narrabis ea filiis Israel. Amiamolo però noi così, che lo merita; adempiamo perfettamente questo così grande e così dolce suo precetto, che è finalmente il massimo e primo precetto di tutta la legge. Hoc est maximum et primum mandatum2: e nell'adempir questo precetto viviamo, nell'adempire questo precetto moriamo.