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domingo, 6 de agosto de 2017

Preghiera ed esercizio della presenza di Dio al Carmelo di Anastasio Ballestrero


«Meditando giorno e notte la legge del Signore e vegliando nelle preghiere.»
Questo vegliare nelle preghiere apre un capitolo della preghiera, nella nostra vita carmelitana, che merita una particolare attenzione. Non è l’ascolto della Parola di Dio, non è l’orazione mentale che esaurisce il perenne pregare dell’anima carmelitana.
Una perennità che non prende soltanto il tempo – il che sarebbe già una gran cosa – ma una perennità che prende l’anima, che prende la vita.
La perennità della preghiera, al Carmelo, è una perennità interiore, una perennità che si realizza nella continuità del cuore, della mente, dello spirito, della persona del Carmelitano, della Carmelitana, e questo spiega, secondo me, perché la Regola non ci comanda soltanto l’orazione ma le orazioni.
Se noi osserviamo come l’Ordine ha interpretato questo punto della Regola, dobbiamo intanto partire da una constatazione: questi eremiti del Monte Carmelo che hanno chiesto a sant’Alberto la Regola erano così affascinati dalla terra del Signore, e spiritualmente si legavano e si collegavano con le prime esperienze monastiche della prima Chiesa di Dio: i Padri del deserto. ...